"Noi arabi inventammo questi numeri: il sistema decimale. Ma la nostra più grande inversione fu syfr. Sfyr che divenne poi zephirus e poi zero. Noi inventammo il numero che indica il vuoto, il nulla. Un numero pauroso, nel cui segno circolare la mente si può smarrire. Ebbene, tu conosci lo zero, esso è il numero delle grandi cifre; aggiunto, in una lunga fila dietro a un semplice numero, lo trasforma in un mostro: un miliardo, un miliardo di miliardi. Sono i numeri con cui si indicano le tue grandi ricchezze: e lo zero vi cammina in fila, come in una carovana di cammelli carichi di gemme e sete, dietro al padrone. Esso è il tuo servo fedele: uno zero. Il tuo popolo, tanti zeri dietro a te, e così i tuoi consiglieri. Io potrei forse essere il secondo o il terzo zero, nel grande numero della tua gloria: ma sempre vuoto, uguale a tutti gli altri. Ma non è questa la sola cosa che ti sfugge. Lo zero spalancò anche un'altra via: se lo zero si fa seguire da una virgola, e poi da altri numeri, ebbene non ci sarà numero, per grande e mostruoso che sia, che potrà uscire dal suo orizzonte. Esso crescerà, schiererà cifre come soldati, ma sarà sempre, ahimè, meno del numero più piccolo, meno di uno. Così tu ricorri un potere assoluto, ma per quante cifre, numeri e soldati vivi e morti tu possa mettere insieme, davanti a te c'è uno zero: il mistero che non afferri, la natura, che supera ogni tua ricchezza, il cielo, che non puoi avvicinare. E bada! Dopo lo zero, e la virgola, possono seguire altri zeri. Milioni di zeri. Ma se alla fine ci sarà un numero, esso esisterà. Questo è il mondo che non ti appartiene, la via che ti sfugge, l' infinitamente piccolo della libertà nascosta, il mistero della complessità che non puoi avere."
"Il tuo più povero suddito è un numero, in fondo a tanti zeri: ma esiste, è vivo. Chi ammira le grandi misure e i grandi numeri necessari per esprimere la grandezza dell'universo, le distanze delle stelle. Ma lo scienziato, e l'uomo comune, resterà parimenti stordito dai numeri che inseguono e trovano la più piccola particella atomica, l'occhio dell'ape, la cellula. E questa vita che hai intorno, i tuoi sudditi, la natura, ciò che sta nell'altra terra lontana dello zero, tu la disprezzi. Vorresti cancellarla. Pensi che tutto si possa comprare, pensi che i tuoi numeri siano abbastanza grandi per abbracciare il mondo. Essi sono syfr, zephir, e il nulla, il vuoto. Le cose che tu puoi comprare sono un numero così infinitamente piccolo, che dovresti vergognartene. Non gloriarti della tua ricchezza. Essa è niente, sia se la rivolgi verso il cielo, se verso i mondi del infinitamente piccolo. Grande Scorpione, nascondi il tuo sciocco solo, chiudi il libro dei numeri, perché esso è per te spaventoso."
Il tutto tratto da: Terra! di Stefano Benni.
giovedì 6 marzo 2008
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