lunedì 28 aprile 2008

Neverland


Tu non mi hai capito, allòra, ma io ero un'anima che chiedeva aiuto.

Ed il doversi confrontare con se stessi, nel momento in cui ci si ritrova assolutamente soli.
Terrore.
Decido, poi di vedere questo film... Tu l'hai visto, sai di cosa sto parlando. E niente al riguardo delle scene tristi, ma di quando tutti ridono.
Ho il respiro corto ed affannato, ogni boccata d'aria è interrotta dai singhiozzi. D'improvviso una morsa mi stringe il petto ed espiro fuori quel po' d'aria che ho. Lo sguardo mi si fa sfocato, lacrime mi rigano le guance, che non ho il coraggio di asciugare. Bagnano il collo ed il cuscino. Sto così male, ma nel contempo sento scaricarsi via tanta e tutta quella tensione, quel malumore, quella tristezza. Spero proprio che nessuno entri da quella porta, vedendomi così vulnerabile. Tremo a scrivere queste cose, ma è una rara sensazione che non voglio perdere. Mi sento come un bambino, un po' me ne vergogno, un po' sorpreso, chè non credevo potessi ancora provare cose del genere: piangere vedendo un film, imbarazzante. Ancor di più pensare che queste cose te le sto scrivendo. Concedimelo, allora, ché io lo so, non mi accontento.

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